Rota do Cafè

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Aspettatevi un altro caffè

Non pensate al nostro espresso quando pensate al caffè in Brasile. Di certo non aspettatevi che vi servano in una piantagione, l’espresso tipico italiano dalla crema spessa.

Il metodo di erogazione più riscontrato fuori dalle grandi città è stato il caffè filtro; ho imparato ad usarlo e ad apprezzarlo nei miei tre mesi di itinerante permanenza alla scoperta della terra maravilhosa.

Insomma gustavo acqua di cocco ghiacciata sulle immense spiagge di Jericoacoara, un paesino eco-turistico tra le dune a sei ore da Fortaleza, quando mi imbatto in questo itinerario a base di caffè: nello stesso stato di cui mi stavo godendo le spiagge sterminate, il mare fantastico e le stupende lagune che si nascondono tra le candide dune del deserto, avevo la possibilità di visitare anche l’interno di uno dei 28 Stati di questo paese immenso, alla scoperta di antiche fazendas di caffè.

Restiamo qualche giorno in più a Jeri aspettando il giorno della visita organizzata dalla Vivacitè viagens, agenzia di viaggi di Fortaleza; in quella data avremmo visitato alcuni siti della “rota do café verde”, un itinerario di turismo rurale nello stato del Ceará, nel nord est del Brasile.

Il primo posto che abbiamo visitato è stato Sitio aguas finas, in Guaramiranga, dove il proprietario Joaquim e il suo fedele aiutante avevano creato un trekking tra le piante di caffè. Qui abbiamo trovato un tipo di caffè di foresta, dal gusto esotico, che cresce all’ombra della mata di transizione. Tra le specie coltivate spicca il Baturitè, una specie nativa della regione; infatti, nonostante il caffè sia stato importato dall’Etiopia, le piante native si presentano sempre più forti e più durature nel tempo.

Osservare il proprietario baciare le sue piante nel passargli accanto mi ha fatto sentire davvero compresa nella mia passione. Hanno ascoltato volentieri racconti di caffè d’oltreoceano prima di arrivare alla degustazione: caffè da raccolta selettiva accompagnato da canna da zucchero da masticare e il succo che se ne estrae il: caldo de cana, da bere rigorosamente ghiacciato e biscotti con goiabada fatta in casa, una specie di marmellata che si ricava dalla goiaba, un frutto strano dal colore bianco al rosa intenso.

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Il chicco motore della crescita

Finita la degustazione ci spostiamo in un’altra fazenda storica, Sítio São Roque, in Mulungu, dove si pratica agricoltura ecologica all’ombra. Parliamo di un caffè specie arabica piantato nel 1905 dalla stessa famiglia. Questa fazenda a conduzione familiare è stata la prima ad ottenere la certificazione di produzione organica nel nord est e ha creato un organo per la tutela di cui fu presidente il signore che potete vedere in foto. Lo stesso uomo, che grazie al caffè ha cresciuto ben 7 figli, ci ha spiegato il funzionamento delle monete di scambio del caffè, emesse dalla fazenda stessa, che avevano il compito di ripagare i sacchi raccolti dai pickers (soprattutto donne) rendendo immediatamente spendibile il proprio lavoro ed essendo motore dello sviluppo della comunità.

In passato molto fu esportato in Europa, America e Canada ma ora che la produzione complessiva dello stato è diminuita, anche a causa dello sfruttamento massivo del terreno, molte fazendas sono state destinate ad un uso esclusivamente turistico e non si raggiungono più quegli standard produttivi tali da richiedere le certificazioni necessarie alle esportazioni; a complicare le cose si aggiunge che non è presente nessun organo certificatore nel nord-est del paese, che dovrebbe invece venire dallo stato di San Paolo, sud-est, con un notevole accrescimento di costi che non si possono più spalmare tra i vari produttori locali. Per completare la visita abbiamo visto in funzione la centenaria macchina per separare il pergamino dai chicchi fatti essiccare al sole, ancora perfettamente funzionante grazie all’attenta manutenzione. Dopo la visita alla bella struttura e finita la degustazione a base di caffè e dolci fatti in casa (plauso particolare alla torta di banana) ci avviciniamo all’ultima fazenda della giornata: Sítio San Luís, a Pacoti, nella serra di Baturité.

La strada è stata creata appositamente per la magnifica casa che c’è in prima pagina ed è stata costruita solo con materie reperite in zona. La mata, che in un primo momento era stata distrutta per favorire la coltivazione intensiva a cielo aperto, senza rispetto della vegetazione tipica da parte dei primi abitanti del luogo, fu successivamente riforestata ed ora gli splendidi alberi proteggono il prezioso raccolto da sole e pioggia.

Qui, come nelle altre fazendas che abbiamo visitato non vengono usati pesticidi chimici; in alcuni casi, nell’ambiente eventualmente infestato, viene inserito un parassita “buono” che combatta quello portatore della malattia delle piante o qualche antiparassitario naturale. Si pratica raccolta selettiva a mano, cogliendo solo le ciliegie mature, che vengono poi ulteriormente selezionate naturalmente in acqua.

Per avere un’idea del paesaggio e di quello che era prima della colonizzazione europea e americana ci hanno consigliato un film: diário de um espírito; molte scene sono state girate proprio all’interno della grande casa nella serra di Baturitè, che per alcuni significherebbe, nell’antica lingua indigena Guaranì, la “serra per eccellenza”.

Questo non è che un piccolissimo scorcio del Brasile, che con la sua diversità di flora e fauna, la vastità geografica e le differenze di usi e costumi non può che essere definito un continente a sé.

 

Sara Ricci

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