Handpresso: l’espresso portatile

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In questa edizione di Life in Coffee Colours abbiamo provato per i nostri lettori la Handpresso! Come descritto sul sito web dell’azienda produttrice: dobbiamo la storia di Handpresso ad Henrik Jul Nielsen. Essendo un amante dell’espresso, è stato in uno dei suoi numerosi viaggi che ha inventato l’espresso portatile. Ispirati dal detto di Leonardo da Vinci, secondo cui “La semplicità è la suprema sofisticazione”, Henrik e il suo team di Ricerca e Sviluppo hanno realizzato le piccole macchine espresso portatili. Henrik era un visionario, un appassionato dell’innovazione, pieno di idee per migliorare la vita quotidiana, ma purtroppo ci ha lasciato troppo presto. La storia di Handpresso continuerà a vivere con il suo team in Francia e in tutto il mondo.
Quindi vediamo come ci ha sorpreso questo piccolo gioiello dell’ingegneria!

Handpresso:
Valutazione d’uso e analisi sensoriale del caffè
Lo dice il nome stesso del prodotto: hand (mano) e un presso che rimanda a espresso; una sorta di pompa per bici capace di accumulare l’energia necessaria per preparare un espresso.
L’apparecchio è semplice ma tutt’altro che banale, rifinito in maniera eccellente, con le parti meccaniche accoppiate perfettamente: una pompa con all’estremità una doppia camera in cui inserire l’acqua calda necessaria per preparare la bevanda e il caffè, sia in forma di cialde standard E.S.E. che, novità, con il macinato.
L’utilizzo è veramente intuitivo: prima bisogna pompare l’aria che spingerà poi l’acqua attraverso il caffè fino alla pressione necessaria; un utile manometro informa sul raggiungimento della pressione ottimale, segnalato da una tacchetta verde sulla scala. Per raggiungerla sono necessarie circa 25 pompate e una trentina di secondi di attività fisica. A questo punto bisogna aggiungere l’acqua, meglio se bollente, nell’apposito contenitore, sistemare la cialda e chiudere con un tappo dal quale poi fuoriuscirà il caffè. A questo punto basta girare Handpresso, e premendo un pulsante la bevanda inizierà ad uscire.
Si può interrompere la preparazione in qualsiasi momento premendo lo stesso bottone nell’altro senso, e terminando così l’erogazione del caffè.
Il tutto è molto semplice, durante i nostri test non ci sono stati inconvenienti né malfunzionamenti della macchina.

Analisi Sensoriale
Per quanto riguarda la bevanda prodotta, iniziamo con il dire che il caffè preparato non sarà mai migliore degli ingredienti che utilizziamo. Sembra una tautologia, ma ci permette di rivelare subito un grande pregio di Handpresso: non appiattisce il gusto dei caffè utilizzati, non uniforma le bevande, bensì permette a ogni caffè di esprimere le proprie caratteristiche di dolce, amaro e acido, nonchè di percepire la carica aromatica racchiusa.
Passando da una miscela Arabica/Robusta (monocorde e amara) a un 100% Arabica, le note di cioccolato e quelle fruttate di quest’ultimo sono emerse chiaramente, così come quelle bruciate e leggermente legnose di un’altra miscela, questa volta tostata scura.
Portate con voi quindi il vostro caffè preferito, perché Handpresso merita di essere usata con ottimi caffè.
Perché non ho usato la parola espresso? Perché purtroppo il caffè preparato con Handpresso manca della crema tipica dell’espresso, con una tessitura fitta data da bolle piccole e persistenti. A seconda dell’utilizzo del pulsante di stop dell’erogazione, possiamo avere due situazioni: far esaurire la pressione interna senza arrestare l’erogazione oppure fermarla quando inizia ad uscire aria mista ad acqua. Nel primo caso abbiamo una crema molto evidente, ma con bolle grandi che la fanno assomigliare ad una schiuma, lontana dal tipico espresso italiano. Nel secondo caso possiamo parlare di crema, ma a confronto con le macchine professionali da bar è troppo chiara ed evanescente. Il mio consiglio è usare l’orecchio, e fermare l’erogazione non appena si sente gorgogliare la bevanda: il risultato estetico e anche sensoriale ne gioverà.
Dico sensoriale perché le bolle grandi, per loro natura tendono a “seccarsi”, e una volta in bocca lasciano una sensazione astringente e sabbiosa decisamente sgradevole.
Un altro punto a cui prestare attenzione è la quantità di acqua da utilizzare; riempiendo il volume secondo le indicazioni del costruttore si ottiene un espresso decisamente lungo per i canoni italiani, verso i 50 ml piuttosto che 25 ml canonici. Il risultato è un caffè poco corposo a prescindere dalla materia prima utilizzata.
Se siete amanti dell’espresso lungo va benissimo così, se invece siete fan dell’espresso il mio consiglio è quello di fermare l’erogazione un po’ prima che finisca l’acqua nel serbatoio: la differenza in tazzina sarà evidente, con una maggiore corposità e intensità aromatica.
La macchina viene fornita con un filtro denominato “Espresso”, ma c’è la possibilità di avere anche l’opzione “Intense”: con l’utilizzo di quest’ultimo la percolazione avviene più lentamente, e la bevanda recupera ancora un po’ di corposità; consiglio agli amanti dell’espresso questa seconda opzione.
Nota sulla temperatura dell’acqua: abbiamo utilizzato sia acqua bollente, con risultati ottimi, che il thermos fornitoci con Handpresso: in questo caso la mia raccomandazione è di utilizzare l’acqua fin quando l’indicatore di temperatura del thermos è in zona “HOT”. Se l’acqua è più fredda le caratteristiche della bevanda iniziano a risentirne in maniera eccessiva.
E utilizzando la polvere? Le prestazioni della macchina non cambiano nella sostanza, e il funzionamento rimane preciso e affidabile.
Concludendo, una soluzione geniale per prepararsi un caffè senza elettricità, gas o batterie: bastano acqua calda e un po’ del vostro caffè preferito per avere un risultato vicino all’espresso del bar.

 

Articolo di Massimo Barnabà e Riccardo Bolzan

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